Pizza e Birra
gennaio 17, 2010 di happyemiVita da consulente(1)
dicembre 16, 2009 di happyemiUn breve elenco di cose che ho imparato in questi tre mesi in cui ho iniziato a fare consulenza:
SEZIONE HOTEL:
- Il prezzo dello stesso articolo in un frigo bar è proporzionale al numero di stelle dell’hotel in cui il frigo è situato
- Non serve mettere in valigia le pantofole perché in un hotel dalle 4 stelle in su esse vengono provviste “di default”, addirittura belle impacchettate in una bustina di plastica
- Negli hotel in cui va inserita la tessera magnetica per entrare nella stanza, la porta va aperta DURANTE il “bzzzt” e non dopo, come un informatico si aspetterebbe (vi pare che cliccate da qualche parte quando il cursore del mouse è una clessidra?). Avete in pratica 1.5 secondi per aprire la porta. Nel caso non lo capiate, bestemmiare in corridoio NON aiuta la porta ad aprirsi
- Più un hotel è di lusso, più è grande, più faticherete a leggerne l’insegna visto che è talmente grossa da pensare sia un addobbo natalizio. Questo può portarvi a girare per Roma alle 11 di sera a chiedere alla gente: “mi scusi sa dove si trova l’hotel X?”. Può anche portare a chiedere notizie entrando in un ristorante a caso. Nel caso, evitate quelli cinesi, perché potrebbero rispondere: “scusi, non so, abbiamo appena apelto qui a Loma
SEZIONE INFORMATICA:
- Quando cercano di spiegarvi perché l’uso degli operatori ternari andrebbe evitato, sorridete e ringraziate per le “preziose” dritte invece di chiedere: “ma lei in cosa è laureato?”
- Quando vi chiedono: “ma scusa, che differenza c’è davvero fra il C e il C++?” evitate di mimare uno svenimento.
- Quando cercate di spiegare perché in C++ usare variabili statiche in funzioni ricorsive è MALE, rispondete “perché si”: eviterete di sentire la domanda successiva, “cosa è lo stec?”.
- Se vi fanno vedere un filmato in computer grafica pagato una sassata di soldi che fa letteralmente pena, evitate di dire che conoscete un amico che con due shader in croce farebbe di meglio
Ed infine: iscrivetevi ad un corso di comunicazione. Ne guadegnerete E farete sentire importanti i signori delle HR.
N.B. Alcune cose sono abbondantemente romanzate… altre tragicamente vere!
Dagli stessi autori di…
novembre 21, 2009 di happyemiSiamo tutti abituati, in genere con i film, a sentirci promuovere un prodotto con frasi come “dagli stessi autori di…”, “dallo stesso produttore di…”.
Fa parte del marketing.
Ma dopo esser stato oggi alla Feltrinelli, sono giunto alla conclusione che si stia un po’ esagerando…
Siamo arrivati a fenomeni ne che ricordano altri di simile successo. Non commento ulteriormente per non infierire
Ritorno alla Segreteria Studenti
settembre 16, 2009 di happyemiQuesta mattina mi è capitato di dover tornare alla cara vecchia segreteria studenti dell’Università. Come vuole la tradizione, la giornata è caratterizzata da una bella pioggia battente, clima cui purtroppo molti pisani sono oramai abituati. Sembrerà strano, ma nei miei ricordi della segreteria studenti c’è sempre questa pioggia, la conseguente giacchetta e il corpo sudaticcio in seguito alla scarpinata nell’umido. Che bei ricordi!
I miei ricordi hanno però fatto cilecca quando, arrivato dove ricordavo dovesse essere la segreteria, non ho trovato nulla. Sconcertato chiedo a degli studenti i quali mi spiegano che le segreterie sono situate nell’edificio successivo. Dentro di me penso: “ah, ma hanno spostato la segreteria?”. Mi avvio pertanto verso un angolo sconosciuto riflettendo fra me e me sui segni dei tempi che passano. Hanno spostato la segreteria. E’ come se mi avessero spostato le stelle. La segreteria era sempre stata lì, il fatto che ora sia “di là” non può che essere un segno dei tempi che passano.
Arrivato incuriosito in quella che doveva essere la nuova ubicazione di ciò che cercavo, mi rendo conto che invece… bhè non si è spostato nulla. Sono io che, all’ingresso nel complesso di edifici, ho preso la prima a sinistra invece della seconda. Ecco, questo è il vero segno dei tempi che passano: la senilità.
La quiete prima della tempesta
settembre 7, 2009 di happyemiGeneralmente alla fine delle vacanze sono colto da una sorta di “strana” voglia: quella di tornare a lavoro. Sono sempre stato abbastanza fortunato da riuscire a ritagliarmi due o tre settimane di vacanza estive e, dopo un tale periodo di stacco, mi viene sempre voglia di rivedere i miei amici, di riprendere contatto con le mie passioni etc. etc.
Quest’anno invece la situazione è un po’ diversa. Forse complice una certa ansia nel non sapere come il nuovo lavoro modificherà la mia vita, non sento *affatto* il bisogno di volermi rimettere in gioco. Francamente credo che prolungherei questa pausa forzata per mesi e non mi sentirei per niente annoiato.
Questa mattina, ad esempio, mi sono svegliato in tutta tranquillità, ho fatto una passeggiata per il Corso (erano anni che non avevo un lunedì libero in città), ho fatto colazione con calma, sono poi entrato alla Feltrinelli e con tutta la calma possibile mi sono scelto un libro di sci-fi da leggere in questi giorni.
Una tale calma non riuscivo a provarla letteralmente da lustri. Certo una giornata così la potevo trascorrere in un qualsiasi sabato, ma la consapevolezza di poter avere diversi altri giorni consecutivi come questo e non uno solo, ti abbassa la pressione, ti riduce l’ansia, ti fa sorridere beato.
E allora mi si è accesa una lampadina in testa, ho capito il lavoro per cui sono veramente portato: il pensionato. Dicono servano anni di esperienza, in qualsiasi settore, per poter essere assunti con questa carica, che non sia un lavoro facile da ottenere. Quindi per ora nisba, ma decisamete ci farò un pensierino…
Il bisogno aguzza l’ingegno
luglio 30, 2009 di happyemiE’ bello ricevere una chiamata per un colloquio di lavoro alle 7 di sera, seguita da un’email che richiede una “fototessera in formato digitale”.
Sopratutto quando non possiedo la suddetta foto sul mio PC. Scartata immediatamente l’idea di mandare la foto di Facebook, per ovvi motivi, decido di andare sul sicuro: un bell’autoscatto effettuato con la webcam del mio fedele laptop.
Ma a questo punto, perché non fare le cose per bene? Posso mettermi camicia e cravatta ad esempio. Ma c’è un problema: in un attimo di panico non ricordo come si fa il nodo. Fortunatamente basta cercare “nodo cravatta” su youtube per imparare anche di più di quanto pensavo ci fosse in materia.
Effettuato lo scatto rimane solo un particolare: ridimensionare la foto. C’è gimp, naturalmente ma al momento l’ho installato solo sotto Linux mentre il SO corrente è windows. Anche qui, la soluzione è semplice: basta copiare l’immagine nella directory condivisa fra il SO di Redmond e la macchina virtuale su cui avvierò Linux con gimp.
Et voilà, il gioco è fatto. Ammirate lo schif… ehm la potenza dell’informatica

Peccato per lo sfondo giallino, ma l’unica funzione di gimp che so usare è “scale”.
Ora rimane da rimuovere la fototessera dalla directory condivisa: non vorrei che al prossimo commit di RAIN altri sviluppatori si ritrovassero con la mia foto come possibile sfondo…
Avventure romane
luglio 25, 2009 di happyemiNonostante la tipologia della mia laurea, sono sempre stato refrattario alla tecnologia fine a se stessa. I “gingilli elettronici” non hanno mai riscosso un mio particolare interesse quando si trattava di valutare un acquisto e, se si escludono gli apparecchi ludici, ho sempre ritenuto un dispositivo non general purpose indegno del mio interesse.
Così, se nel 2001 o giù di lì non avevo ancora un celluare, oggi non ho ancora un navigatore satellitare. Con tutte le conseguenze del caso.
Può ad esempio capitare che, in un viaggio a Roma, si sbagli l’uscita dall’autostrada e che, come conseguenza, tornino alla mente tanti epiteti abruzzesi che non si pensava più di ricordare. E può capitare di ritrovarsi a vagare su strade di cui non si conosce il nome, non si conoscono le svolte, non si sa da dove vengano nè dove portino. In questi casi può essere utile fermarsi al primo luogo pubblico, ad esempio un hotel 5 stelle, entrare ansimanti e chiedere indicazioni al portiere il quale, gentilmente, vi farà capire che siete dalla parte opposta di Roma e vi spiegherà come rientrare sul Gran Raccordo Anulare (che con queste maiuscole sembra un nome da libro fantasy… sembra che circondi Luoghi Fantasy(TM) come il Mare di Sabbia o il Deserto Bagnato).
Qualcuno dovrebbe poi spiegare ai romani che se quelle strisce bianche tratteggiate sul suolo non servono solo in caso di nebbia, ma delimitano le corsie: il numero di macchine che è possibile avere affiancate in un instante t è dato dal numero di corsie, non dalla larghezza delle autovetture. E’ inoltre opportuno segnalare i cambi di corsia mediante l’uso della cosiddetta “freccia”, soprattutto se si guidano TIR con rimorchio e sopratutto se si sta tagliando la strada ad una Yaris, con dentro un tizio che continua a parlare in un abruzzese appena riscoperto.
Vorrei infine inneggiare, qualora ce ne fosse bisogno, al mitico Google Maps, ed in particolare alla sua possibilità di mostrare non solo una visione satellitare, ma anche foto fatte dalla strada.
Questa feature, infatti, traduce frasi di per se fredde (come: svolta in viale Roberto Ardigò) in situazioni più facili da memorizzare (tipo: dopo il benzinaio Q8 gira a destra e passa di fianco al cartello pubblicitario dell’Alfa Romeo) e hanno la vantaggiosa funzione di far risparmiare molto tempo ai portieri degli hotel, altrimenti impegnati a dare le loro indicazioni a trafelati automobilisti che si trovano a passare di lì per caso.
E il bello è che, nonostante tutto, continuo ad apprezzare di più il fascino di una bella cartina
Toscana e Abruzzo
giugno 2, 2009 di happyemiImmaginate la mia sorpresa quando, durante una ricerca nell’albero genealogico della mia famiglia, è venuto fuori che nel lontano 1700 un certo Signor Mennucci si trasferì da Lucca in Abruzzo per fondare la ben nota stirpe che ora si è riprodotta fino a coprire un’intera contrada del mio paese.
Questo spiega anche perché tutto il terreno su cui poi sono state costruite le case dei vari Mennucci è conosciuta come il “Lucchese”. Sin da piccolo mi ero chiesto il perché di questo nome bizzarro. Fino a qualche anno fa si mormorava del fatto che questo nome derivasse da “Luca” (da cui anche il soprannome dei Mennucci, chiamati “Lùc”) un mio avo che pare dovessere essere il nonno di mio nonno. E invece no, dè.
La devo smettere di prendere in giro i toscani, mi sa
Deve essere destino…
aprile 3, 2009 di happyemiNon credo nel destino, ma mi piace addossargli la colpa dei miei fallimenti morali. Può capitare, ad esempio, che un pomeriggio, passando dinnanzi ad un distributore di merendine in concomitanza con un certo languorino, si veda un prodotto come questo:

che, pare telepaticamente, ti gridi: “mangiami”.
Ma, attenzione, sono a dieta. Che faccio? Lo prendo lo stesso o no? Bhè controlliamo quanti spiccioli ho in tasca: se arrivo a 70 centesimi, vuol dire che è destino che, per una volta*, faccia un’eccezione. Controllo le monete e scopro di avere 90 centesimi. Il mio viso si contrare in una piccola smorfia: se mi fossi ritrovato con esattamente 70 il segno del destino sarebbe stato più forte, e la mia coscienza più silenziosa, ma d’altronde chi sono io per sindacare la potenza delle stelle? Quando si fanno le sedute spiritiche si aspetta forse un segno inconfutabile? No, ne basta uno qualsiasi: ci si deve accontentare. Mica si può chiedere ad uno spirito di bussare tre volte o stirarmi un cumulo di vestiti. Basta un ticchettio e siamo a posto. Anche durante la celebrazione di un matrimonio il parroco dice: “se qualcuno ha qualcosa da dire…”. Non deve essere per forza qualcosa di sensato o pertinente per poter interrompere la cerimonia: hai parlato? Bene il destino, evidentemente, non vuole che questi due giovani siano uniti nel sacro vincolo, pazienza.
Zittita la coscienza con questi inconfutabili argomenti inserisco le mie monete e, mentre osservo la spirale che inizia a girare, inizio a pregustare il morbido sapore di cioccolata che presto mi invaderà il palato, lasciandomi quel piacevole retrogusto di cocco. Il fatidico pingui viene lentamente spinto in avanti, un centimetro dietro l’altro, con una lentezza che sarà proporzionale al mio piacere, fino a… rimanere bloccato lì sopra? Hey!!!
L’istinto impone di afferrare la macchinetta e prenderla a testate ma pare sia stata costruita con le migliori tecnologie anti-sismiche visto che non si smuove di un millimetro neanche prendendola a spallate. Ci costruissero le case in quel modo non penso vedremmo più crolli.
C’è poco da fare, dopo un ultimo sguardo sconsolato al mio potenziale piacere, rimasto incartato ed in bilico sul bordo del cassetto, mi giro e me ne torno a casa. Evidentemente non era destino…
[* Attenzione il significato che il lettore può dare ad "una volta" può differire dall'interpretazione data dall'autore di questo blog]
Il pollice bianco
marzo 17, 2009 di happyemiIeri ho scoperto che tagliarsi un dito con un coltello, quando ciò che si voleva affettare era dell’innocuo formaggio, viene catalogato come “incidente domestico” nelle schede del pronto soccorso. Sono molto fiscali su questo punto: ti chiedono almeno tre volte se ti sei fatto male sul lavoro o no. Il pollice poi viene chiamato “primo dito della mano”: speriamo che sappiano tutti che si inizia a contare dal pollice e non dal mignolo.
Una volta entrati nel pronto soccorso, la signorina dell’accettazione, molto gentile e disponibile, ti indica i sedili della sala d’aspetto: ad ogni persona, ho scoperto, viene associato un codice che va dal bianco (inezia) al rosso (cosa molto grave). Visto il numero limitato di medici, è ovvio che le visite ai “codici bianchi” vengano ritardate per far passare avanti i “codici rossi”. Però, dico io, a tutto c’è un limite: se fai passare sempre avanti gli altri causi quel fenomeno che in informatica è noto col nome di “starvation”.
Conosco già le obiezioni dei critici: “ma scusa, secondo te dobbiamo far morire la gente perché tu, che hai solo un pollice sanguinante, non puoi aspettare quattro ore (dalle 6 alle 10 di sera) in una sala d’attesa al pronto soccorso?”. Bhè, certo che no, ovviamente. D’altro canto c’è da riflettere sul fatto che “pronto soccorso” è formata da due parole e la prima è, per l’appunto, “pronto”. Chiaro se c’è gente che muore è giusto che ti passi davanti, ma è altrettanto giusto prendere atto del fatto che, se l’attesa media è di tre ore, qualcosa che non va nel sistema c’è.
Ma i medici non se la passano meglio eh. Mentre ero proprio in ambulatorio ad aspettare che la dottoressa finisse di battere la mia scheda nel computer, infatti, entra un altro camice bianco il quale sbotta un po’ nervoso che non ce la fa più, che ha già avuto tre codici gialli di fila, che nella sala d’aspetto ci sono altre 16 persone, che da soli non possono gestire tutto e che occorrerebbe altro personale. La dottoressa gli da ragione sospirando. Forse è questa la ragione per la quale ha iniziato a ricucirmi il pollice immediatamente dopo l’anestesia.
Da bravo “italiano medio” decido di provare una cosa: “ehm mi scusi, ma non dovrei stare a casa un paio di giorni? Sa lavorando col computer un pollice fuori uso non è proprio il massimo.” Risposta: “ma nooo, si figuri non c’è problema, starà benone!”. Bhè aveva ragione naturamente, visto che riesco addirittura a bloggare
Ma tutto è bene quello che finisce bene: alle 10 e 30 sono finalmente a casa e il dito non me lo sento più: decisamente l’anestesia ha iniziato a fare effetto…

